Cover Story – Gildo Rizzato

24 anni all’Abano Calcio e lo stesso sorriso anno dopo anno che precede la battuta veloce e scherzosa coi genitori o una carezza ad ogni bambino neroverde. Si fatica a chiamarlo “presidente” perché il suo sguardo paterno apre alla fiducia: così, tutti noi, solitamente ripieghiamo sul “patron” o sull’immediato “Gildo”. Dai dirigenti ai bambini, che lo salutano alle feste correndo da un lato all’altro della sala.
Gildo Rizzato entra nell’Abano Calcio nel ’91, introdotto dal cugino Pastorello per coprire il seggio vacante del presidente. “Mio cugino mi disse < dai Gildo, vieni ad aiutarci che abbiamo bisogno di energie, cuore ed idee qui> e non ci ho pensato poi molto, perché il calcio era nelle mie corde di vita”, sintetizza lui.

Giocatore professionista, attaccante, spicca il volo dai campi parrocchiali di Montagnana per unirsi al Legnago under 14. Due anni più tardi entra nella Prima Squadra, lo osserva il ct della nazionale U20 Giovan Battista Fabbri che lo convoca assieme a William Vecchi, Ciccio Esposito, Giuseppe Massa, Franco Battisodo, Tazio Roversi, Giuseppe Papadopulo, Giuseppe Lorenzetti.
Si emoziona, il nostro patron, ricordando il suo maestro di calcio e di vita (ndr. mancato lo scorso 2 giugno a Ferrara) che, dopo l’esperienza Nazionale, lo porta con sé nella Spal negli anni della serie A e poi della retrocessione in B (1967 e 1968). “Paolo Rossi lo ha descritto bene nella Gazzetta dello Sport del 3 giugno – continua Gildo - perché Fabbri era proprio così: un padre. <Giocapiat>. Ci intimava severamente <Giocate a pallone non a pallonate e ascoltate quel che vi insegno mettendolo in pratica. Ora>. Poi alla prima sconfitta si avvicinava e ci diceva sottovoce <Sei un uomo, non una macchina. Giocherai meglio la prossima settimana>. Metteva in evidenza tutti, nessuno escluso, eravamo i suoi ragazzi e ci invitava a casa sua a mangiare”.

All’indomani di GB Fabbri, Gildo milita tra serie C e serie D nelle fila dell’Empoli, della Triestina, del Sangiovannese, del Sassari e infine del Monselice con cui conclude la carriera a 29 anni per intraprendere quella in azienda. “Le biciclette sono state l’altra mia passione e sono ancor oggi il mio lavoro. Il calcio tuttavia mi rimane nel Dna, forse perché ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino grandi uomin. Con Francesco Petragna (ndr. nonno dell’attuale giocatore del Vicenza) abbiamo vinto 2 campionati…lui era un gran carismatico e mi ha tenuto sotto la sua ala protettrice”.

Ma gli occhi, un filo emozionati sull’onda dei ricordi, si accendono forti e concreti quando il discorso lo porta inevitabilmente ai giovani dell’Abano. “Io – continua – il settore giovanile l’ho voluto per dare ai ragazzi quell’occasione che a me è mancata. Una volta imparavi per furbizia, perspicacia, capacità di osservazione. Ma io desidero che i bambini imparino dei valori di vita e una tecnica pian piano. Deve essere una opportunità aperta a tutti, senza esclusività, e devono divertirsi. Il calcio oggi ha bisogno di tornare al divertimento spensierato del gioco”.

Parola di Rizzato, che dal ‘91 ha aggiunto ogni anno una squadra del settore giovanile e ha consolidato una dirigenza, ormai storica, che ogni domenica organizza oltre 300 atleti parallelamente al campionato di Serie D e a quello Nazionale per gli Juniores. Olao Zuppa, Nicola Bertoli, Domenico Paccagnella, Paolo Ferrini, Andrea Maniero sono stati e sono i protagonisti dell’Abano al fianco di Gildo. “Che vuoi che di dica…ci sono emozioni che ripagano ogni fatica. I ragazzi classe 1992 quando sono andati a Barcellona mi hanno fatto scendere una lacrima di emozione. E che dirti della  partita finale di promozione alla serie D, o dei Pulcini 2004 a Coverciano quest’anno…nel calcio si dà il cuore davvero. Tutti insieme. Non si può barare…”.

Parola del nostro patron. Di cui vi incanterà il sorriso rivolto ai “suoi” bambini/ragazzi e di cui vi impressionerà l’urlo “Forza Abano” ad ogni gara della Prima Squadra. Non potete sbagliarvi, è lui. Con la maglia neroverde di bomber impressa nel cuore.

di Barbara Pavin

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